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Rampage vs Silva: la trilogia

di  Andrea Colnago
20 dicembre 2009

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La vendetta è un piatto che va servito freddo, e Quinton “Rampage” Jackson lo sa bene, dato che gli ci sono voluti ben 4 anni per prendersi la rivincita contro quella che è stata la sua nemesi, quasi un incubo, durante gli anni di militanza al PRIDE: Wanderlei Silva.
Le ginocchiate dal clinch che il brasiliano ha rifilato a “Rampage” nei loro match sul ring giapponese sono una delle immagini più significative della storia delle MMA.
La rivalità tra i due comincia ben prima che si affrontino sul ring…

Jackson dopo aver affrontato Sakuraba, nonostante la sconfitta si sente lo stesso degno di poter sfidare il campione della categoria e comincia ad insultare lui e il suo camp (all’epoca era la Chute Boxe) ogni volta che viene intervistato da siti web.
Questa cosa fa infuriare Silva e i due vengono a contatto (molto diretto) dopo il match al PRIDE 25 (16/3/2003) fra Jackson e Randleman.
Rampage dopo la vittoria prende in mano il microfono dell’announcer e sfidaapertamente il brasiliano che sedeva a bordo ring, il quale per tutta risposta sale sul quadrato e da una spinta all’americano.
Quello che segue è un principio di rissa che viene sedato immediatamente da decine di rappresentanti del PRIDE che intervengono a dividere le parti e a riportare al calma.
Il primo incontro tra i due risale ormai al “lontano” 2003, in un’occasione che definire importante è riduttivo, si trattava infatti della finale del PRIDE GP 2003 (9/11/2003) dedicata alla categoria dei massimi leggeri.
Jackson arrivava dalla vittoria in semifinale contro Chuck Liddell (unico esempio di un rappresentante UFC in un torneo del PRIDE), mentre Silva aveva battuto Hidehiko Yoshida.
Il match parte subito a mille con l’americano che chiude subito la distanza e va per un double leg takedown, Silva risponde chiudendo in una ghigliottina la testa di Jackson, impedendogli così di portare il match a terra.
I due rimangono in questa situazione di stallo fino a che Rampage non lascia cadere Silva, riuscendo così a portare il brasiliano a terra.
Una volta al tappeto Jackson riesce a guadagnare la side mount e a tempestare di colpi l’avversario.
Il brasiliano però resiste stoicamente e Rampage continua a lavorare con dei pugni al corpo, ma nulla più.
Per questo motivo l’arbitro Shimada decide di dare il restart in piedi per inattività (decisione che verrà criticata da molti esperti del settore nei mesi successivi) e così comincia il calvario di Jackson.
Una volta in piedi il brasiliano riesce a chiuderlo nel suo proverbiale clinch e a rifilargli qualcosa come 20 ginocchiate alla testa consecutive e, una volta finito a terra, alcuni soccer kick che obbligano l’arbitro a fermare il match.
Silva si aggiudica così l’incontro e il torneo per TKO dopo 6:28 del primo round.
Il rematch avviene circa un anno dopo in occasione del PRIDE 28 (31/10/2004) e questa volta in palio ci sarà il titolo di categoria, dato che Jackson avendo battuto Arona con una “powerbomb” è ritornato prepotentemente alla ribalta.
Durante la prima fase del match entrambi i fighters si scambiano violenti colpi dalla distanza e anche dal clinch fino a quando Jackson non riesce a portare a terra la contesa.

Qui inizia una fase di G’n’P, mentre il brasiliano cerca di sottometterlo (senza riuscirci), i ritmi però rallentano e l’arbitro chiama il restart in piedi.
Silva riparte subito a mille, ma Rampage con un splendido diretto destro manda al tappeto l’avversario e si getta subito nella sua guardia colpendolo fino alla fine del round.
Il secondo round comincia subito a ritmi altissimi con i due fighters che si scambiano furiosi colpi fino a che Silva tenta una takedown, ma l’americano è abile nel ribaltare il tentativo e a portarsi nella sua guardia.
I due però rimangono poco a terra e ricominciano subito un furioso scambio di colpi, durante il quale Silva va a segno con un gancio destro che stordisce Jackson e gli permette di chiuderlo nel clinch.
Il brasiliano inizia così a colpire con delle ginocchiate la testa dell’avversario, fino ad arrivare all’ultimo e decisivo colpo che manda letteralmente Jackson a penzoloni sulle corde, totalmente privo di sensi.
Match concluso dunque per KO dopo 3:26 del secondo round.

Dopo questo incontro Rampage entrerà in un periodo di involuzione che lo vedrà vincere di misura conto Murilo Rua ed essere sconfitto malamente dal fratello Mauricio.
Per il terzo match tra i due acerrimi rivali dobbiamo attendere ben 4 anni e un balzo sull’Oceano Pacifico.
Dopo il collasso del PRIDE anche Wanderlei Silva si “accasa” all’UFC nell’agosto del 2007, ma bisogna attendere ancora per vedere compiersi la “trilogia”.
“The Axe Murderer” affronterà prima Chuck Liddell in un incontro epico perso per decisione (UFC 79) e poi batterà per KO in soli 36 secondi Keith Jardine (UFC 84).
Rampage dal canto suo non rimase certo con le mani in mano e dal dicembre del 2006 aveva già conquistato (battendo Liddell all’UFC 71), difeso (contro Henderson all’UFC 75) e poi perso in maniera discutibile (contro Griffin all’UFC 86) il titolo dei massimi leggeri della promotion statunitense.
Finalmente arrivò l’annuncio di un terzo match tra i due per l’UFC 92 del 27 dicembre 2008. In palio la possibilità di affrontare il campione della categoria per il titolo.
Il percorso di avvicinamento al match fu molto travagliato perché oltre alle solite scaramucce e frecciate tra i due, vi fu anche l’arresto di Rampage per guida pericolosa, evento che rappresentò il culmine di un periodo di depressione del campione di colore.
Jackson però fu in grado di rialzarsi. Grazie anche al suo nuovo team, l’inglese “Wolfslair“.
Anche durante la procedura del peso dei fighters vi furono scintille tra i due e gli addetti alla sicurezza furono costretti a separarli.
Finalmente arriva dunque il tanto atteso match. Incontro nel quale fin da subito si capisce che le cose potrebbero prendere una piega differente rispetto alle precedenti sfide. Questa volta è Jackson a guadagnare il centro dell’ottagono, volendo imporre il proprio stile, con Silva che gli gira intorno.
I due fighters sono molto guardinghi e si studiano reciprocamente. Il brasiliano colpisce con dei low kicks, mentre l’avversario risponde con il jab.
Al minuto 3:21 Silva manca il bersaglio con un destro e Jackson è abile nel contrattaccare con uno splendido gancio sinistro al mento manda al tappeto il suo avversario finendolo poi con tre pugni alla testa (due dei quali dopo lo stop arbitrale).
Fortunatamente, nonostante i colpi “in ritardo” di Rampage, Silva si rialza subito dopo e abbandona l’ottagono sulle sue gambe.
Si conclude così, almeno per il momento, una delle rivalità più accese e longeve della storia delle MMA, fatta di grandi match e scontri verbali accesissimi che hanno entusiasmato i fan delle due sponde del Pacifico e del resto del mondo.
Nessuno sa se il match del 27 dicembre 2008 sia stato l’ultimo e definitivo scontro tra i due.
Anche se i rapporti si sono distesi, in occasione dell’UFC 95 si sono anche stretti la mano, la loro sfida rimane pur sempre sul 2 a 1 e Silva ha sempre affermato di voler affrontare Rampage nel suo ultimo match della carriera. Staremo a vedere…