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La pausa

avatar di  Valentina Zarlenga
31 agosto 2010

Il sonno, di una notte iniziata per agitazione e noia, si interrompe all’improvviso.
Gli occhi aperti di colpo, come di colpo si muove un proiettile, fissano il soffitto senza soddisfazione: è buio! Ai margini di un sogno interrotto.
L’indomani di un nuovo giorno è alla soglia della porta, socchiusa come la tua tranquillità che si presenta come un ripetitivo monologo sotto la luce del sole.
La sensazione è quella di una mente che guarda un corpo non rispondere al suo volere;
allora trae le sue conclusioni e, o ricorda..

A volte si ricorre a proverbi e luoghi comuni, capri espiatori di reali intenzioni.
Giustificazioni sommarie per l’assenza di meriti.
E’ in quello stesso sonno che realizzi il tuo essere, quando tutto si dilata e ruota come un vortice intorno a te. Tanto veloce e insaziabile, che sembra portar via tutto, escludendoti.

L’inizio

Il sonno, di una notte iniziata anni fa, quando entrato in palestra ti apprestavi a godere di un attimo di riposo lontano dallo sguardo del maestro la cui esigenza ti faceva vergognare.
I primi giorni di allenamento sembravano senza fine, e intrapresi per costrizione. Le settimane successive apparivano stanche e ombrose, inutili.
Correvi mosso solo dallo sguardo dei tuoi compagni di allenamento. Tendevi i muscoli, che ritenevi superflui e antiestetici, per riposarti. E fingevi crampi per sollevare la coscienza dal peso della pigrizia. Colpivi il sacco come un cabarettista mima un pugile rintronato e il giorno dedicato allo sparring ti vedeva troppo spesso assente. Il paradenti non l’hai mai acquistato!

La palestra come mezzo per circondarti di compagnia. Troppo solo e ingenuo per prenderla come un impegno.
Ma d’altronde non tutti hanno questo coraggio!

C’è chi è con orgoglio dalla parte sbagliata, chi invece quella parte la ingoia in fretta, ricevendo l’effetto di un bicchiere di whisky ingerito tutto d’un fiato: brucia, fin dentro l’anima.

La presa di coscienza

E’ a questo punto che ti accorgi che è arrivato il momento di crescere, maturare.
Ora comprendi il tuo maestro e le sue grida. I suoi occhi lucidi e i suoi pasti saltati per allenare l’agonista di turno. Il suo stile un po retro’ figlio del fatto che la sua vita fuori dalle umide mura della palestra, è nutrita da legende del passato. Le sue mani ruvide e grandi. La sua barba spesso incolta. Le sue prese in giro quando ti agitavi davanti al sacco.
T’ è servito essere cacciato più e più volte da quella sala in cui c’erano suoni e colori che a casa non vedevi. In cui ogni ombra ti rendeva sereno e meno solo. In cui ogni momento in cui fuggivi dalla fatica ti avvicinava al divenire. In cui hai capito che la tua vita vive tra le corde.

Il successo

Hai lottato, conquistato, litigato e amato ogni singolo colpo preso in volto, ogni piegamento che provocava dolore, ogni goccia d’ acqua ingerita dopo una ripresa. Ogni ora di attesa prima del match.
L’abitudine erano le tibie gonfie, le braccia pesanti, il naso rosso e sempre più storto, le foto sul podio e le coppe lucenti che stonano con l’arredo. L’odore di vasellina.
Tra le corde ti sentivi come su un trono. E poi il tuo nome in classifica, sempre li a ricordarti che eri il migliore, insieme ai complimenti di chi t’ha visto crescere e divenire.

Il presente

E’ passato qualche anno.
Ed ora una nuova stagione agonistica è alle porte, arrivata più veloce del sonno che cerchi ogni sera.
La palestra ha riaperto ma nonostante tu abbia capito quel che vuoi, la tua voglia di tornarci è ancora in vacanza. Forse non vuoi essere quello che sei diventato.
Quello che gli altri credono tu sia. Un guerriero.
Nuova stagione, nuovi incontri e possibilità. Ma non sei pronto.
La categoria di cui eri il padrone, non l’hai più. Il tuo maestro fa parte di un passato troppo lontano, come chi vorresti al tuo fianco ora. Nella sala in cui sei “divenuto” i sacchi ondeggiano solo se c’è corrente, e gli sguardi che ti facevano correre sono ormai disinteressati e vuoti.
Il tempo passa e muta. Ti rendi conto che adesso devi conquistare un altro titolo, diversamente importante e che probabilmente ti terrà lontano ancora un po’ da quel tappeto che hai bagnato con la fronte per molti anni.
Sei certo che la lontananza si accorcerà, e che i percorsi lasciati si riuniranno ancora una volta, perchè i tuoi guantoni fremono e le tue mani sono troppo lisce.
Inerme di fronte al nuovo obiettivo, affaticato dal pensiero di dover ammettere che oltre al tempo, sei mutato anche tu.
Il tuo naso ora non parla più di te e della tua passione, può solo raccontare.

La pausa

Sei la rabbia e il tuo domani. Il tuo nuovo successo. La consapevolezza che hai tanto sudore da voler buttare e tante energie da far esplodere.
Sai che i guantoni torneranno ad incrociarsi in una battaglia di cui già conosci l’esito.
A piccoli passi riconquisterai quello che sai ti appartiene e che solo momentaneamente hai lasciato.
E quando i riflettori si accenderanno sul quadrato ti ritroverai di nuovo ad essere il centro del sogno che ora è interrotto.


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