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Hayato “Mach” Sakurai: Shooto hero!

avatar di  Andrea Colnago
11 agosto 2010

Quando nel 1985 Satoru Sayama abbandonò il pro wrestling, spinto dal desiderio di creare uno sport incentrato su uno stile di lotta realistico e realmente efficace, mai si sarebbe immaginato che questa suo sogno, lo Shooto, sarebbe diventato un vero e proprio sport da combattimento riconosciuto e praticato a livello globale.

Per tutta la seconda metà degli anni ’80 lo Shooto si diffuse in Giappone e vennero organizzati diversi tornei amatoriali.
È dal 1989 in poi cominciarono a tenersi anche tornei professionistici e la disciplina si diffuse anche negli Stati Uniti ed in seguito anche in Europa grazie a figure del calibro di Erik Paulson, Ron Balicki, Dan Inosanto e Larry Hartsell che videro nello stile introdotto da Sayama il futuro degli sport da combattimento.
Il 1994 è l’anno della ribalta internazionale per lo Shooto, venne organizzato il Vale Tudo Japan, il primo torneo di mma moderne giapponese al quale parteciparono fighters del calibro di Rickson Gracie.
Questi tornei si terranno fino al 1999, dato che a partire dalla seconda metà degli anni ’90 le MMA sbarcano in grande stile nella terra del Sol Levante con eventi faraonici come quelli organizzati dal PRIDE, con cui lo Shooto non può e non vuole competere essendo ormai un vero e proprio organo sanzionatore di uno sport e non un semplice promoter di eventi.
Dopo questa breve introduzione è giunto il momento di parlare di uno dei fighters che più ha dato lustro a questo stile di combattimento: Hayato “Mach” Sakurai.
Questo fighter classe 1975 fece il suo debutto nello Shooto professionistico nel 1996 contro un’altra delle “colonne portanti” di questo sport, il suo connazionale Caol Uno.
Dopo poco più due minuti di match Sakurai si assicurò la vittoria con un arm bar che costrinse Uno a cedere.
Negli anni successivi Sakurai inanellò una vittoria dietro l’altra (addirittura 18) dando prova di un’abilità e di un’agilità fuori dal comune, conquistando anche il titolo dei pesi medi e difendendolo ben 5 volte contro fighters del calibro di Luis Azeredo e Frank Trigg.
Inoltre nel 1999 Sakurai riesce anche a classificarsi secondo nella categoria absolute (senza limite di peso) dell’ADCC, lottando con un peso di soli 77 kg.

La prima sconfitta, con conseguente perdita del titolo, arriva nel 2001 per opera di uno degli attuali dominatori dell’UFC, il brasiliano Anderson Silva, che lo sconfigge per decisione unanime.
Dopo questa sconfitta Sakurai riesce a riscattarsi battendo in poco più di un minuto lo statunitense Dan Gilbert, ma il destino vuole che sia vittima di un brutto incidente stradale che lo terrà lontano dal ring per alcuni mesi.
Il ritorno avviene in terra americana, dove i promoter dell’UFC si erano accorti del talento di questo fighter.
Il 22 marzo 2002 affronta Matt Hughes in una sfida con in palio il titolo welter della promotion statunitense, ma dopo 4 round di lotta serrata è l’americano a prevalere per TKO.
La batosta è forte e per un paio d’anni Sakurai lotta con risultati alterni sui ring dello Shooto e della neonata DEEP, dove affronterà e verrà sconfitto, dall’allora stella nascente di questa promotion, Ryo Chonan.

Nel 2004 Sakurai si “trasferisce” al PRIDE, ma l’approdo nella principale federazione di MMA nipponica non è dei più felici.
Per mesi alterna vittorie a sonore sconfitte contro avversari molto meno quotati, come i due Gracie, Rodrigo e Crosley.
Molti cominciarono a speculare sul fatto che dopo l’incidente automobilistico Sakurai non fosse più lo stesso e che la decisione di combattere nella categoria al limite degli 83 kg fosse una follia, anche se c’è da dire che questo secondo punto tutto sommato si rivelò veritiero visti i risultati.

Nel 2005 arriva però la svolta, “Mach” decide combattere al limite dei 73kg e va ad allenarsi con il leggendario Matt Hume per prepararsi all’imminente torneo dei leggere organizzato dal PRIDE.
L’allenamento e la ritrovata determinazione del fighter nipponico danno i loro frutti dato che riuscirà a mettere a segno una sequela di vittorie impressionanti contro dei fighters di altissimo livello.
Batte Shinya Aoki ad agosto sul ring dello Shooto, mentre in un sola serata si sbarazza di Jens Pulver (ex campione dei leggeri dell’UFC) e Joachim Hansen (ex campione dei leggeri dello Shooto).
Arriva così alla finale (il 31 dicembre 2005) del torneo dove affronterà il “fireball kid” Takanori Gomi, in quel momento uno dei fighter più quotati al mondo.
Il match è combattutissimo fin dalle prime fasi, con Sakurai che tenta di portare a terra Gomi, il quale però resiste e dopo 3:56 di match riesce a mettere KO l’avversario laureandosi primo campione dei pesi leggeri PRIDE.

Nonostante la sonora sconfitta “Mach” continuerà a combattere a vincere sul ring del PRIDE (degna di nota è la vittoria contro il veterano dell’UFC Mac Danzig in terra statunitense), fino alla dipartita della promotion nipponica causato dal famoso scandalo yakuza.
Sakurai cambia di nuovo “casa” e comincia a lottare sul ring della DREAM, il braccio MMA del K-1, ma avrà anche il tempo di ritornare per una notte sul ring della Shooto.
Ritorno a casa che non sarà dei più felici dato che contro ogni aspettativa finisce per perdere per sottomissione (ghigliottina) contro il francese David Baron addirittura al primo round.

Questa sconfitta inaspettata non fa demordere Sakurai, il quale, dopo aver battuto due “signori nessuno” come Hironaka e l’ex pro wrestler Katsuyori Shibata, decide di partecipare al torneo dedicato ai pesi Welter organizzato nel 2009 dalla DREAM.
Subito al primo round deve affrontare la superstar dei pesi leggeri Shinya Aoki, il quale però verrà demolito in soli 27 secondi a suon di pugni e ginocchiate in testa da Sakurai.
Questa vittoria rilancia le quotazioni di “Mach”, ma purtroppo nelle semifinali verrà messo KO dal, poi vincitore del torneo, Marius Zaromskis, tra lo stupore generale.

Dopo questa ennesima batosta Sakurai inanellerà altre due pesanti sconfitte per sottomissione rispettivamente contro Akihiro Gono (il 31 dicembre 2009) e Nick Diaz (il 29 maggio 2010), nonostante in entrambi i casi avesse il pieno controllo del match durante le prime fasi.
Questa fase calante sembra che abbia spinto il fighter nipponico a considerare seriamente il ritiro: a detta sua nonostante sia fisicamente al top, mentalmente non lo è assolutamente, complice forse lo scandalo di un video hot che lo ritrarrebbe in compagnia di una donna (non la moglie) che è circolato per il web nipponico alla fine del 2008.

L’augurio che mi sento di fare a questo vero e proprio funambolo delle MMA è quello di ritrovare al più presto la condizione psicofisica necessaria per poter chiudere la carriera come merita e non in questa maniera.

Una nota di colore prima di lasciarvi riguarda l’origine del nickname di questo fighter: “MACH”.
Sakurai lo ha scelto in onore di uno dei suoi eroi di infanzia, ovvero il pro wrestler Mach Hayato (Higo Shigehisashi), il primo pro wrestler giapponese ad utilizzare le spettacolari tecniche della lucha libre messicana (prodezze a cui ogni tanto anche il “nostro” “Mach” ha reso omaggio sui ring di MMA) e uno del gruppo di lottatori che per primi si dedicarono allo shoot wrestling della UWF anni ’80.


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