George St. Pierre alle Olimpiadi 2012: sogno o incubo?
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di Alex De Lauri 3 febbraio 2010 |

A metà novembre dello scorso anno é iniziata a circolare l’indiscrezione che il campione del mondo dei pesi welter UFC George St. Pierre avesse espresso, nel corso di un’intervista, la volontà di gareggiare ai prossimi giochi olimpici del 2012 nella categoria 74kg della divisione lotta libera. Nel corso di successive interviste un GSP sempre più determinato e possibilista ha specificato che la sua eventuale scelta sarà ben ponderata in quanto il frutto di un cosiddetto sogno nel cassetto accarezzato da molto tempo e che, in futuro, non vorrebbe mai ritrovarsi con il rimpianto di non aver fatto tutto ciò che avrebbe voluto fare all’apice della sua forma fisica. Il campione canadese ha anche aggiunto che, nel caso in cui dovesse fare questa scelta, sarebbe obbligato a prendersi una pausa di circa due anni dalle competizioni MMA per dedicarsi anima e corpo agli allenamenti finalizzati alla lotta libera. Terminati i giochi olimpici il suo rientro in UFC sarebbe comunque garantito. Il boss Dana White avrebbe anche dato il suo avvallo, diversamente da quanto dichiarato in passato a proposito dell’impegno dei fighters UFC in altre competizioni sportive, al punto che la prima volta che si parlò di un possibile approdo di Fedor in UFC la condicio sine qua non era che non avrebbe dovuto partecipare alle competizioni di Sambo. Ovvio che White si rende conto delle potenzialità mediatiche di GSP nei piani di espansione mondiale dell’UFC. In fin dei conti il canadese é stato eletto per due anni consecutivi atleta dell’anno in Canada ed é l’unico fighter di MMA ad essere diventato testimonial di importanti brand come come Under Armour (abbigliamento) e Gatorade (la nota bibita idratante). GSP a differenza di tanti altri fighter ha modi estremamente garbati, é sempre vestito elegantemente, ha una buona dialettica e ha la faccia giusta per piacere alle donne e finire sulle prima pagine dei giornali. Un GSP vincitore di una medaglia olimpica sarebbe quindi un ottimo veicolo promozionale per tutto il movimento delle MMA e per l’UFC in particolare. Il canadese saprebbe essere il migliore degli ambasciatori verso un ampio pubblico popolare ancora facile preda di quei media scandalistici che propinano incessantemente un immagine fuorviante delle MMA, spesso presentate come uno spettacolo granguignolesco e violento di “cane contro cane”, buono giusto per qualche incallito scommettitore dalle parti di Las Vegas.
GSP potrebbe approdare alle Olimpiadi presentato dai media come il lottatore dei “violenti combattimenti senza regole” e potrebbe uscirne come il simpatico sportivo dalla faccia pulita tutto casa e palestra, perfetto esempio di integrità fisica e mentale capace di portarsi a casa una medaglia. Sarebbe proprio un bel colpo e una bella rivincita mediatica per Dana White, per l’UFC e per tutti i fan delle MMA. Ma c’é un “ma” e anche qualche “se”. E se GSP non vincesse? E se venisse eliminato al primo turno? E se non riuscisse nemmeno a qualificarsi per entrare nella squadra olimpica considerato che dovrebbe superare atleti canadesi di rilievo come Matt Gentry (ex campione NCAA ed olimpionico nel 2008) ed Evan McDonald (rappresentante del Canada ai campionati mondiali di lotta dello scorso Settembre)? La lotta libera olimpica é uno sport completamente diverso dalla lotta applicata nelle MMA, uno sport con regole diverse e ulteriori tecniche che nelle MMA vengono ignorate perché poco funzionali al risultato. GSP non é mai stato un wrestler a livello universitario come tanti altri illustri colleghi (Randy Couture, Brock Lesnar, Dan Henderson…tanto per fare qualche nome) e ha iniziato a fare passi da gigante con le tecniche di lotta solo in tempi relativamente recenti e comunque durante la sua carriera come mixed martial artist. Ora GSP viene sistematicamente lodato da osservatori e commentatori per le sue doti da wrestler ma ci si dimentica che spesso i wrestler di livello internazionale che partecipano alle olimpiadi iniziano a praticare la disciplina in giovanissima età. Il canadese quindi – sebbene un’atleta fenomenale – potrebbe andare incontro ad una cocente delusione (e ne é pienamente consapevole) e a quel punto porgerebbe il fianco a tanti possibili detrattori del nostro sport preferito e sarebbe un duro colpo per tutto il movimento. E’ il caso di rischiare?
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