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	<title>MMA Mania.it &#187; &#8220;MMA Memorabilia&#8221;</title>
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		<title>PRIDE AND GLORY</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 22:07:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Colnago</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il PRIDE GP 2000 non ha solo rafforzato la leggenda del &#8216;Godfather of Ground &#8216;n&#8217; Pound&#8217; Mark Coleman, ma ha anche cambiato la faccia dello sport per sempre.&#8221; la versione originale dell&#8217;articolo scritta da Mick Bower è pubblicata sul numero 76 di &#8220;Fighters Only Magazine (www.fightersonlymag.com) I 40.000 spettatori del Tokyo Dome sono in visibilio. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-10058" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/05/mark_coleman_pridegp2000.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>&#8220;<strong><span style="color: #ffffff;">Il PRIDE GP 2000 non ha solo rafforzato la leggenda del &#8216;Godfather of Ground &#8216;n&#8217; Pound&#8217; Mark Coleman, ma ha anche cambiato la faccia dello sport per sempre.</span></strong>&#8221;</p>
<h5>la versione originale dell&#8217;articolo scritta da Mick Bower è pubblicata sul numero 76 di &#8220;Fighters Only Magazine (www.fightersonlymag.com)</h5>
<p>I 40.000 spettatori del Tokyo Dome sono in visibilio. Mark Coleman salta sul ring ancora carico dell&#8217;adrenalina della vittoria. Vuole andare a salutare i fan, ma sbaglia a calcolare l&#8217;altezza delle corde del ring e così si ritrova catapultato sul ring atterrando sul suo sedere. Questo momento di comicità involontaria e trionfo fu il climax del <strong><span style="color: #ffffff;">PRIDE Grand Prix 2000</span></strong>, l&#8217;evento che più di altri ha cambiato la faccia delle MMA.</p>
<p>L&#8217;UFC a quel tempo aveva già &#8220;buttato nella spazzatura&#8221; la formula del torneo, ma il PRIDE la riportò in auge in grande stile, ponendo anche le basi per tornei futuri.<br />
I migliori 16 fighters che il denaro poteva procurare si affrontarono per conquistare il premio di 200mila $ e il titolo di uomo più forte del pianeta.</p>
<p>Dopo il round preliminare del gennaio 2000, solo 8 erano rimasti per darsi battaglia in occasione delle finali del 1 maggio.</p>
<p>Su tutti spiccava un nome, quello di <strong><span style="color: #ffffff;">Royce Gracie</span></strong>, la cui famiglia a quel tempo era ancora la dominatrice indiscussa delle MMA. L&#8217;Ultimate Fighting Championship era stato messo in piedi da suo fratello Rorian per mettere in mostra &#8220;l&#8217;arte di famiglia&#8221; e Royce ha sconfitto qualsiasi avversario gli si fosse parato di fronte (a parte il pareggio con Ken Shamrock all&#8217;UFC 5). I Gracie rimanevano ancora imbattuti nelle competizioni di MMA, con anche Rickson assoluto dominatore delle prime edizioni del PRIDE e dei due tornei VALE TUDO JAPAN.<br />
<img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/05/sakuraba-vs-royce-gracie.jpg" alt="" width="155" height="200" />Il clan brasiliano era del tutto deciso a mantenere alta la loro reputazione e oltre ad un cospicuo assegno per &#8220;fornire i servigi&#8221; di Royce alla promotion nipponica, pretesero anche delle regole speciali per i suoi incontri che favorissero il suo stile attendista. Così, in un match senza limiti di tempo, Royce affrontò<strong><span style="color: #ffffff;"> Kazushi Sakuraba</span></strong>.<br />
Sakuraba era un allievo della scuola di catch wrestling di Billy Robinson con un grande amore per il pro-wrestling nipponico e tutto il suo carico di maschere e travestimenti.<br />
90 minuti dopo l&#8217;inizio del match era diventato un eroe nazionale. L&#8217;estenuante incontro tra i due si concluse quando l&#8217;angolo del brasiliano gettò la spugna per salvare il proprio alfiere. L&#8217;invincibilità del Brazilian Jiu-Jitsu era stata finalmente messa in discussione. I Gracie erano finalmente tornati tra i mortali e, cosa ancora più importante per il PRIDE, a fare ciò era stato un fighter giapponese.<br />
I fan nipponici videro finalmente che anche i fighter loro compatrioti erano in grado di battere i migliori e non vedevano l&#8217;ora che ciò accadesse di nuovo.</p>
<p><img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/05/fujita-vs-kerr.jpg" alt="" width="200" height="136" />Anche prima della debacle di Royce il favorito per la vittoria finale era però l&#8217;americano <strong><span style="color: #ffffff;">Mark Kerr</span></strong>, fatto questo che destò un certo interesse nell&#8217;audience americana per questo torneo giapponese.<br />
Uno degli alfieri di una nuova generazione di wrestlers, Kerr, proprio in quel periodo era anche seguito da una troupe di documentaristi (quelli che realizzarono il famoso &#8220;The Smashing Machine).<br />
Nonostante il favore dei pronostici Kerr perse per decisione dopo una durissima battaglia contro un altro fighter nipponico, il coriaceo<strong><span style="color: #ffffff;"> Kazuyuki Fujita</span></strong>.</p>
<p>A tenere alto l&#8217;onore degli U.S.A. era quindi rimasto solo un caro amico di Kerr, <strong><span style="color: #ffffff;">Mark Coleman</span></strong>.<br />
L&#8217;allora 35enne aveva gareggiato alle olimpiadi e si era laureato come primo campione dei pesi massimi UFC, ma dopo una serie di pesanti sconfitte si pensava fosse ormai arrivato al capolinea. (All&#8217;epoca sarebbe stata pura fantascienza pensare che oggi, 10 anni dopo, Mark fosse ancora attivo come fighter).</p>
<p>La sua incredibile storia da underdog catturò l&#8217;immaginazione dei fans di tutto il mondo.<br />
Dopo aver sconfitto Akira Shoji per decisione nei quarti, Coleman avrebbe dovuto affrontare in semifinale Kazuyuki Fujita, ma a causa delle conseguenze del durissimo incontro avuto con Kerr, il giapponese era pronto ad abbandonare la competizione.<br />
In un momento preso direttamente da un film di Rocky, il documentario The Smashing Machine cattura uno scambio nel backstage tra Coleman e Kerr.<br />
Il malconcio Kerr vede il suo amico seduto in disparte in attesa del prossimo incontro a gli dice: &#8220;Non si presenterà nel prossimo round. La vittoria è già tua Mark&#8221;. I due poi si abbracciarono e Kerr affondò la testa sulla spalla di Coleman.<br />
Al contrario di quanto predetto da Kerr, Fujita si presentò sul ring. Il match con Coleman però durò solo 2 secondi, il tempo per l&#8217;angolo del giapponese di gettare la spugna e di consentirgli di guadagnare la borsa del match.</p>
<p><img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/05/vovchanchyn-vs-goodridge.jpg" alt="" width="200" height="132" />L&#8217;avversario della finale per Coleman fu <strong><span style="color: #ffffff;">Igor Vovchanchyn</span></strong>, un kickboxer ucraino con un impressionate record di 32 vittorie consecutive.<br />
L&#8217;incontro fu l&#8217;emblema dello stato delle MMA a quel tempo. Coleman portò Igor a terra e lì lo tenne per tutti i 20 minuti del primo round. Durante questo tempo tentò di portare a segno diverse sottomissioni, ma l&#8217;ucraino fu sempre in grado di difendersi. Il Jiu-jitsu era ancora fondamentale, ma non garantiva più automaticamente la vittoria. Tutti i fighter stavano cominciando ad essere degli atleti completi in tutte le fasi della lotta sia a terra che in piedi, ma era ancora l&#8217;uomo con il miglior wrestling a determinare dove si sarebbe svolto l&#8217;incontro.<br />
Coleman in questo non era secondo a nessuno e così il &#8220;Godfather of Ground&#8217;n'Pound&#8221; portò a terra il kickboxer e lì lo massacrò.</p>
<p>Il finale del match fu in puro stile PRIDE.<br />
<img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/05/coleman-vs-vovchanchyn.jpg" alt="" width="200" height="137" />Quando la gente ricorda &#8220;i bei tempi andati&#8221; della promotion nipponica tende a focalizzarsi sulle entrate spettacolari e sui valori di produzione che erano a livelli irraggiungibili dall&#8217;UFC dell&#8217;era Pre-Zuffa, ma si dimenticano spesso di una cosa: la brutalità.<br />
Negli Stati Uniti le MMA per uscire dal limbo in cui erano finite si stavano cominciando ad orientare su un approccio basato sul rigore e la rispettabilità data da regolamenti più &#8220;umani&#8221;. Proprio in quell&#8217;anno la New Jersey State Athletic Commission redasse le Unified Rules, dando un taglio agli &#8220;eccessi&#8221; della prima era dell&#8217;UFC.<br />
Ma nella Terra del Sol Levante non esisteva tutta questa pressione &#8220;politica&#8221;.<br />
Così Coleman usando le sue scarpette da wrestling come &#8220;solida base&#8221; tenne a terrà Vovchanchyn tempestandolo di ginocchiate in testa fino a quando non riuscì a sottometterlo.<br />
Questa fu proprio quel genere di azione che ha reso il Giappone il punto di riferimento degli hardcore fans di MMA di tutto il mondo per molti anni.</p>
<p>Il PRIDE ha brillato per lungo tempo, fino allo scandalo Yakuza e alla successiva acquisizione da parte di ZUFFA.<br />
Il GP 2000 fu l&#8217;ultima grande competizione open-weight (Il PRIDE OWGP 2006 appartiene già ad un&#8217;altra epoca), ma la formula del Grand Prix divenne uno dei marchi di fabbrica del PRIDE e vive ancora oggi nel torneo dei massimi organizzato dalla STRIKEFORCE.<br />
Il PRIDEGP 2000 è stato l&#8217;originale ed il migliore, una vera e propria pietra miliare nella storia delle MMA moderne.</p>
<p>Link al video <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LxHQz2A4xpQ" target="_blank">PRIDE GP 2000</a></p>


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		<title>The legend of “The Beast” Dan Severn</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 12:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Colnago</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-7246" title="Dan Severn" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/01/dan-severn.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>“Leggenda vivente” è il termine che forse più si avvicina a definire quest’uomo. Dan Severn in 16 anni di carriera ha combattuto per 119 volte passando per tutte le maggiori promotion di MMA e pro-wrestling e può vantare un’invidiabile record di 95 vittorie 16 sconfitte e 7 pareggi. Record che sta incrementando tuttora dato che alla “veneranda” età di 52 anni non ha ancora smesso di competere nei circuiti minori di MMA (ed è da più di un anno che non perde!).<br />
“The Beast” prima di essere un mixed martial artist e un hall of famer dell&#8217;UFC è stato un lottatore e un judoka di fama internazionale avendo conquistato moltissimi titoli in giro per il mondo.<br />
Gli unici nei di questa straordinaria carriera sono le mancate qualificazioni alle olimpiadi del 1984 e del 1988, Severn arrivò in finale nei trials ma perse in entrambe le occasioni.<br />
I successi conseguiti nella lotta greco romana e in quella libera hanno fatto sì che Dan fosse introdotto nella wrestling hall of fame della Arizona State University.<br />
Severn approda relativamente tardi alle MMA, il suo debutto avviene infatti nella gabbia dell&#8217;UFC 4 il 16 dicembre 1994.<br />
Nei primi due match della serata si sbarazza in poco più di due minuti di<img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" title="Dan Severn vs. Royce Gracie" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/01/severn-vs-gracie.jpg" alt="" width="200" /> Anthony Macias (al quale rifilerà anche du german suplex consecutivi che hanno subito conquistato i fans) e Marcus Bossett, entrambi finalizzati con una Rear Naked Choke.<br />
In finale affronta il dominatore assoluto dell&#8217;ottagono in quel periodo, ovvero Royce Gracie, il quale avrà la meglio sull&#8217;americano con una triangle choke dopo averlo avuto per circa 15 minuti nella guardia.</p>
<p>Severn tornerà nell&#8217;ottagono già all&#8217;evento successivo, l&#8217;UFC 5 del 7 aprile 1995. Nel primo match riesce ad avere la meglio su Joe Charles in poco più di un minuto e mezzo sottomettendolo con una Rear Naked Choke dopo averlo portato a terra.</p>
<p>In semifinale affronta un “mostro sacro” del sambo e altro pioniere delle MMA, il russo Oleg Taktarov. Il match è molto serrato e si concluderà dopo 4 minuti e mezzo con la vittoria dell&#8217;americano per TKO a causa di un taglio subito da Taktarov.</p>
<p>Molti considerano questo incontro uno dei migliori disputati da “The Beast” nonostante la sua brevità.</p>
<p>Grazie a questa vittoria Severn accede alla finale del torneo per la seconda volta consecutiva, ad attenderlo in finale c&#8217;è il canadese Beneteau, il quale è stato inserito nelle semifinali per sostituire l&#8217;infortunato Hess.</p>
<p>Contrariamente a quanto avvenuto l&#8217;anno prima contro Royce Gracie (il quale era impegnato la stessa sera nella sfida valida per il titolo superfight contro Ken Shamrock) il match si risolve in poco più di tre minuti con l&#8217;americano che sconfigge con una chiave al braccio l&#8217;avversario laureandosi così campione del torneo.</p>
<p>Dato che l&#8217;incontro tra Royce Gracie e Ken Shamrock dell&#8217;UFC 5 finì in pareggio la dirigenza dell&#8217;UFC decise di rimettere in palio il titolo superfight nell&#8217;evento successivo.</p>
<p><img style="float: left; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="Dan Severn vs. Ken Shamrock I" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/01/severn-vs-shamrock-1.jpg" alt="" width="200" />Accade così che tre mesi dopo aver conquistato il primo titolo nell&#8217;ottagono Severn ha la possibilità di conquistarne un secondo, affrontando all&#8217;UFC 6 l&#8217;amico Ken Shamrock in un vero e proprio “scontro tra titani”.</p>
<p>Purtroppo per Severn il sogno di conquistare il titolo superfight deve essere rimandato dato che Shamrock lo sottomette con una guillotine choke in poco più di due minuti.</p>
<p>A dicembre dello stesso anno (più precisamente il 16) l&#8217;UFC decide di organizzare un torneo ad 8 uomini riservato solo ai campioni e ai finalisti delle edizioni precedenti della competizione e naturalmente Dan è della partita.</p>
<p>Severn dopo aver sconfitto il gigantesco Paul Varelans al primo turno in un solo minuto con un Arm Triangle deve affrontare in semifinale quello che può essere considerato uno dei simboli dell&#8217;UFC dei primi anni &#8217;90, David “Tank” Abbott.</p>
<p>Essendo questo il primo evento UFC in cui sono presenti dei giudici i match che giungono al limite di tempo non finiscono più in parità ma verrà data la vittoria ai punti.</p>
<p>Ed è proprio così che va a finire, dato che dopo 18 minuti di lotta nessuno dei due è riuscito a prevalere I giudici daranno la vittoria ai punti a Severn che così accede alla finale del torneo, dove dovrà affrontare di nuovo Oleg Taktarov.</p>
<p>Entrambi i finalisti arrivano da due semifinali terminate ai punti (il russo ha sconfitto il brasiliano Marco Ruas) ed anche la finale deve essere decisa dai giudici I quali dopo 30 minuti di incontro daranno la vittoria per decisione unanime all&#8217;americano, il quale conquista così il secondo titolo in UFC.</p>
<p>Arriva il 1996 e a maggio, il 17, Severn ha la possibilità di poter affrontare a<img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" title="Dan Severn vs. Ken Shamrock II" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/01/severn-vs-shamrock-2.jpg" alt="" width="200" /> Detroit il campione superfight Ken Shamrock per una secondo assalto al titolo.</p>
<p>Questa volta Severn non si fa sorprendere dall&#8217;avversario e alla fine di 30 estenuanti minuti di lotta riesce a spuntarla con un split decision e a diventare il primo “triple crown champion” dell&#8217;UFC.</p>
<p>Dopo questa vittoria il fighter americano comincerà a competere sui ring e nelle gabbie di tutto il mondo racimolando 5 vittorie di fila prima di ritornare nell&#8217;ottagono.</p>
<p>Ritorno che lo vedrà competere contro Mark Coleman per decidere chi sarà il primo campione dei pesi massimi della federazione (categoria dalle 200 lb. in sù).</p>
<p>In origine avrebbe dovuto essere il suo grande amico Don Frye ad affrontare Severn, dato che aveva vinto la seconda edizione del torneo “Ultimate Ultimate”, ma a causa di un infortunio è Coleman, vincitore dell&#8217;UFC 10 e dell&#8217;11 a poter puntare all&#8217;alloro.</p>
<p>Il fondatore dell&#8217;Hammer House ha la meglio su “The Beast” in poco meno di tre minuti sottomettendolo con una Choke e impedendo così a quest&#8217;ultimo di vincere il suo quarto titolo nell&#8217;ottagono.</p>
<p>Dopo questa sconfitta Severn “abbandonerà” l&#8217;UFC per molto tempo, andando a combattere in eventi di altre promotion americane come la Extreme Challenge o la Superbrawl, ma anche nella sua “creatura” la “DangerZone”.</p>
<p>Inoltre competerà anche in eventi Giapponesi sia di Shoot Wrestling (sui ring della UWF) che di MMA. Parteciperà infatti anche al primo evento del PRIDE affrontando al Tokyo Dome Kimo Leopoldo in uno dei match più noiosi della storia delle MMA.</p>
<p>Severn oltre che al combattimento libero si dedica con successo anche al pro-wrestling esibendosi sui ring delle maggiori promotion americane e giapponesi.</p>
<p>Sarà anche il primo ed unico lottatore a detenere contemporaneamente un titolo MMA, quello dell&#8217;UFC, ed uno di pro wrestling, quello NWA.</p>
<p>Durante il suo continuo “peregrinare” per i ring e le gabbie di tutto il mondo Severn combatte anche contro fighters che in seguito “esploderanno” come Forrest Griffin, Josh Barnett o anche nomi storici come Pat Miletich.</p>
<p>L&#8217;ultimo incontro nell&#8217;ottagono più famoso del mondo lo disputa il 22 settembre del 2000 in occasione dell&#8217;UFC 27.<br />
Avversario per questa “rimpatriata” è il forte peso massimo brasiliano Pedro Rizzo il quale non si fa certo intimorire dal record di “The Beast” e infatti dopo un minuto e mezzo lo costringe a dichiarare la resa a suon di calci alle gambe.</p>
<p><img style="float: left; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="Dan Severn &quot;Tappingout&quot;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2011/01/severn-tappingout.jpg" alt="" width="200" />La carriera di Severn non termina certo con questa brutta sconfitta e infatti riprende subito a lottare in giro per il mondo macinando vittorie su vittorie fino a oggi. A fine gennaio 2011 combatterà addirittura anche per il titolo dei pesi massimi della promotion canadese Elite-1 !</p>
<p>Oltre che ad essere un grande fighter Dan è anche un ottimo allenatore. Tra i suoi “discepoli” più illustri possiamo citare nomi del calibro di Rashad Evans, Sean Sherk e Quinton Jackson. In più tiene corsi e seminari di MMA e Grappling in giro per il mondo e di autodifesa per corpi militari in tutti gli Stati Uniti oltre che nel suo centro di allenamento nel Michigan.</p>
<p>Una vera leggenda dunque che a 52 anni compiuti non ha ancora la benché minima idea di appendere i suoi amati guantini al chiodo!</p>


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		<title>Hayato “Mach” Sakurai: Shooto hero!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 00:36:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando nel 1985 Satoru Sayama abbandonò il pro wrestling, spinto dal desiderio di creare uno sport incentrato su uno stile di lotta realistico e realmente efficace, mai si sarebbe immaginato che questa suo sogno, lo Shooto, sarebbe diventato un vero e proprio sport da combattimento riconosciuto e praticato a livello globale. Per tutta la seconda [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4154" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/08/hayato-sakurai.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Quando nel 1985 Satoru Sayama abbandonò il pro wrestling, spinto dal desiderio di creare uno sport incentrato su uno stile di lotta realistico e realmente efficace, mai si sarebbe immaginato che questa suo sogno, lo Shooto, sarebbe diventato un vero e proprio sport da combattimento riconosciuto e praticato a livello globale.</p>
<p><img style="float: left; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/08/logo_shooto.jpg" alt="" width="200" height="200" />Per tutta la seconda metà degli anni ’80 lo Shooto si diffuse in Giappone e vennero organizzati diversi tornei amatoriali.<br />
È dal 1989 in poi cominciarono a tenersi anche tornei professionistici e la disciplina si diffuse anche negli Stati Uniti ed in seguito anche in Europa grazie a figure del calibro di Erik Paulson, Ron Balicki, Dan Inosanto e Larry Hartsell che videro nello stile introdotto da Sayama il futuro degli sport da combattimento.<br />
Il 1994 è l’anno della ribalta internazionale per lo Shooto, venne organizzato il Vale Tudo Japan, il primo torneo di mma moderne giapponese al quale parteciparono fighters del calibro di Rickson Gracie.<br />
Questi tornei si terranno fino al 1999, dato che a partire dalla seconda metà degli anni ’90 le MMA sbarcano in grande stile nella terra del Sol Levante con eventi faraonici come quelli organizzati dal PRIDE, con cui lo Shooto non può e non vuole competere essendo ormai un vero e proprio organo sanzionatore di uno sport e non un semplice promoter di eventi.<br />
Dopo questa breve introduzione è giunto il momento di parlare di uno dei fighters che più ha dato lustro a questo stile di combattimento: Hayato “Mach” Sakurai.<br />
<img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/08/hayato-sakurai1.jpg" alt="" width="200" height="200" />Questo fighter classe 1975 fece il suo debutto nello Shooto professionistico nel 1996 contro un’altra delle “colonne portanti” di questo sport, il suo connazionale Caol Uno.<br />
Dopo poco più due minuti di match Sakurai si assicurò la vittoria con un arm bar che costrinse Uno a cedere.<br />
Negli anni successivi Sakurai inanellò una vittoria dietro l’altra (addirittura 18) dando prova di un’abilità e di un’agilità fuori dal comune, conquistando anche il titolo dei pesi medi e difendendolo ben 5 volte contro fighters del calibro di Luis Azeredo e Frank Trigg.<br />
Inoltre nel 1999 Sakurai riesce anche a classificarsi secondo nella categoria absolute (senza limite di peso) dell’ADCC, lottando con un peso di soli 77 kg.</p>
<p>La prima sconfitta, con conseguente perdita del titolo, arriva nel 2001 per opera di uno degli attuali dominatori dell’UFC, il brasiliano Anderson Silva, che lo sconfigge per decisione unanime.<br />
Dopo questa sconfitta Sakurai riesce a riscattarsi battendo in poco più di un minuto lo statunitense Dan Gilbert, ma il destino vuole che sia vittima di un brutto incidente stradale che lo terrà lontano dal ring per alcuni mesi.<br />
Il ritorno avviene in terra americana, dove i promoter dell’UFC si erano accorti del talento di questo fighter.<br />
Il 22 marzo 2002 affronta Matt Hughes in una sfida con in palio il titolo welter della promotion statunitense, ma dopo 4 round di lotta serrata è l’americano a prevalere per TKO.<br />
La batosta è forte e per un paio d’anni Sakurai lotta con risultati alterni sui ring dello Shooto e della neonata DEEP, dove affronterà e verrà sconfitto, dall’allora stella nascente di questa promotion, Ryo Chonan.</p>
<p>Nel 2004 Sakurai si “trasferisce” al PRIDE, ma l’approdo nella principale federazione di MMA nipponica non è dei più felici.<br />
Per mesi alterna vittorie a sonore sconfitte contro avversari molto meno quotati, come i due Gracie, Rodrigo e Crosley.<br />
Molti cominciarono a speculare sul fatto che dopo l’incidente automobilistico Sakurai non fosse più lo stesso e che la decisione di combattere nella categoria al limite degli 83 kg fosse una follia, anche se c’è da dire che questo secondo punto tutto sommato si rivelò veritiero visti i risultati.</p>
<p><a href="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/08/hayato-sakurai2.jpg" target="_blank"><img style="float: left; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/08/hayato-sakurai2.jpg" alt="" width="133" height="200" /></a>Nel 2005 arriva però la svolta, “Mach” decide combattere al limite dei 73kg e va ad allenarsi con il leggendario Matt Hume per prepararsi all’imminente torneo dei leggere organizzato dal PRIDE.<br />
L’allenamento e la ritrovata determinazione del fighter nipponico danno i loro frutti dato che riuscirà a mettere a segno una sequela di vittorie impressionanti contro dei fighters di altissimo livello.<br />
Batte Shinya Aoki ad agosto sul ring dello Shooto, mentre in un sola serata si sbarazza di Jens Pulver (ex campione dei leggeri dell’UFC) e Joachim Hansen (ex campione dei leggeri dello Shooto).<br />
Arriva così alla finale (il 31 dicembre 2005) del torneo dove affronterà il “fireball kid” Takanori Gomi, in quel momento uno dei fighter più quotati al mondo.<br />
Il match è combattutissimo fin dalle prime fasi, con Sakurai che tenta di portare a terra Gomi, il quale però resiste e dopo 3:56 di match riesce a mettere KO l’avversario laureandosi primo campione dei pesi leggeri PRIDE.</p>
<p><a href="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/08/danzig-sakurai.jpg" target="_blank"><img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/08/danzig-sakurai.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Nonostante la sonora sconfitta “Mach” continuerà a combattere a vincere sul ring del PRIDE (degna di nota è la vittoria contro il veterano dell’UFC Mac Danzig in terra statunitense), fino alla dipartita della promotion nipponica causato dal famoso scandalo yakuza.<br />
Sakurai cambia di nuovo “casa” e comincia a lottare sul ring della DREAM, il braccio MMA del K-1, ma avrà anche il tempo di ritornare per una notte sul ring della Shooto.<br />
Ritorno a casa che non sarà dei più felici dato che contro ogni aspettativa finisce per perdere per sottomissione (ghigliottina) contro il francese David Baron addirittura al primo round.</p>
<p>Questa sconfitta inaspettata non fa demordere Sakurai, il quale, dopo aver battuto due “signori nessuno” come Hironaka e l’ex pro wrestler Katsuyori Shibata, decide di partecipare al torneo dedicato ai pesi Welter organizzato nel 2009 dalla DREAM.<br />
Subito al primo round deve affrontare la superstar dei pesi leggeri Shinya Aoki, il quale però verrà demolito in soli 27 secondi a suon di pugni e ginocchiate in testa da Sakurai.<br />
Questa vittoria rilancia le quotazioni di “Mach”, ma purtroppo nelle semifinali verrà messo KO dal, poi vincitore del torneo, Marius Zaromskis, tra lo stupore generale.</p>
<p>Dopo questa ennesima batosta Sakurai inanellerà altre due pesanti sconfitte per sottomissione rispettivamente contro Akihiro Gono (il 31 dicembre 2009) e Nick Diaz (il 29 maggio 2010), nonostante in entrambi i casi avesse il pieno controllo del match durante le prime fasi.<br />
Questa fase calante sembra che abbia spinto il fighter nipponico a considerare seriamente il ritiro: a detta sua nonostante sia fisicamente al top, mentalmente non lo è assolutamente, complice forse lo scandalo di un video hot che lo ritrarrebbe in compagnia di una donna (non la moglie) che è circolato per il web nipponico alla fine del 2008.</p>
<p>L’augurio che mi sento di fare a questo vero e proprio funambolo delle MMA è quello di ritrovare al più presto la condizione psicofisica necessaria per poter chiudere la carriera come merita e non in questa maniera.</p>
<p>Una nota di colore prima di lasciarvi riguarda l’origine del nickname di questo fighter: “MACH”.<br />
Sakurai lo ha scelto in onore di uno dei suoi eroi di infanzia, ovvero il pro wrestler Mach Hayato (Higo Shigehisashi), il primo pro wrestler giapponese ad utilizzare le spettacolari tecniche della lucha libre messicana (prodezze a cui ogni tanto anche il “nostro” “Mach” ha reso omaggio sui ring di MMA) e uno del gruppo di lottatori che per primi si dedicarono allo shoot wrestling della UWF anni ’80.</p>


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		<title>Ci ha CHOUJIN MINOWAMAN</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 15:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Colnago</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3083" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/minowa.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Alla fine degli anni ’70 il duo di mangaka giapponesi “yudetamango” (uovo sodo) crearono un eroe strampalato che faceva il verso al più blasonato ultraman e a tutto il resto della schiera di uomini in costume improbabile che ogni due per tre diventavano dei giganti per combattere il mostro di turno.<br />
Questo “eroe” si chiama “kinnikuman” ovvero “uomo muscolo”, un caciarone combina guai che doveva nutrirsi con quantità industriali di aglio per diventare un gigante.<br />
La serie poi cambierà decisamente strada e il “nostro” kinnikuman diventerà un lottatore professionista alle prese con altri lottatori, uno più strampalato dell’altro, per vincere il titolo di “eroe più forte della galassia”.<br />
Molti di voi avranno avuto a che fare, inconsapevolmente, con questi singolari personaggi, dato che i famosi “exogini” che imperversavano nella seconda metà degli anni ’80, altri non erano che i lottatori delle avventure di kinnikuman spacciati per “misteriosi invasori alieni”.</p>
<p><a href="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/ikuhisa-minowa.jpg" target="_blank"><img style="float: left; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/ikuhisa-minowa.jpg" alt="" width="152" height="200" /></a>Tutto questo preambolo, a cosa serve direte voi ? Beh se si vuole parlare di Ikuhisa “MINOWAMAN” Minowa è necessario avere un minimo di background su cosa ha spinto questo pazzo scatenato a fare quello che fa sui ring di MMA del Sol Levante.<br />
Ikuhisa Minowa comincia la sua carriera di fighter (perdendo) durante l’ormai leggendaria “Lumax cup” del ’96, un torneo di shootfighting combattuto sul tatami che vide affrontarsi molti dei fighters giapponesi che sarebbero poi “esplosi” negli anni successivi.<br />
La carriera del fighter nipponico continua poi nel Pancrase tra alti e bassi, ma già durante i 7 anni trascorsi sul ring di questa storica promotion si ha modo di vedere il suo stile (che definire poco ortodosso è un eufemismo) fatto di mosse funamboliche prese in prestito dal pro-wrestling.</p>
<p>Me non è sulla sua carriera di “onesto middleweight” che ci vogliamo concentrare oggi, bensì su quella che lo avvicina al suo idolo “cartaceo” e che a metà degli anni 2000 gli ha fatto cambiare il ring name da “The punk” a “MINOWAMAN”, ovvero quella da “giant killer”.<br />
È proprio durante l’esperienza al Pancrase che Minowa ha il suo primo incontro con un “gigante”, il 18 settembre 1999 si vede di fronte la montagna olandese che oggigiorno domina incontrastata i ring del K-1, Semmy Schilt.<br />
L’eroe “dalle mutande rosse” non riesce a sconfiggere il “mostro dei paesi bassi” e si deve arrendere dopo 15 minuti di match alla decisione dei giudici.<br />
Nel 2003 passa al PRIDE e subito affronta altri due “giganti” delle MMA, non di statura, ma di blasone e cattiveria, ovvero Quinton Jackson e Wanderlei Silva.<br />
Purtroppo in entrambi i match Minowa fa una “brutta fine” ed entra di diritto nella schiera di “tomato cans” nipponiche che i detrattori del fu PRIDE associano ai record dei due fighters sopraccitati.<br />
<a href="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/stefan-leko-minowa.jpg" target="_blank"><img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/stefan-leko-minowa.jpg" alt="" width="200" height="171" /></a>La prima vittoria in stile MINOWAMAN arriva in occasione del match contro il kickboxer tedesco Stefan Leko.<br />
Il 31 dicembre 2004 i fans della Saitama Super Arena poterono ammirare un dropkick seguito da una heel hook che portarono Minowa alla vittoria in soli 27 secondi.<br />
Dopo una “pausa” di circa due anni in cui si è dedicato a match nella sua categoria di peso (a parte le vittorie contro Kimo e Gilbert Yvel), memorabili le battaglie con Phil Baroni degne di un film di Rocky, il nostro eroe torna ad affrontare avversari molto più grandi di lui.<br />
Questa volta si fa sul serio dato che deve affrontare un vero “mostro”, il fighter brasiliano Paulo Cesar “Giant” Silva.<br />
MINOWAMAN ha ragione del “gigante dell’amazzonia” in pieno stile kinnikuman, dopo una breve fase di studio sfodera una capriola che gli consente di portare a terra l’avversario con una single leg takedown per poi finirlo a suon di ginocchiate.<br />
Sempre nel 2006 partecipa al PRIDE Openweight GP, ma ha la sfortuna di incontrare al primo round il fighter croato Mirko “Crocop” Filipovic che lo massacra in poco più di un minuto.</p>
<p><a href="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/butterbean-minowa.jpg" target="_blank"><img style="float: left; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/butterbean-minowa.jpg" alt="" width="200" height="161" /></a>Dopo questa brutta sconfitta è la volta di affrontare un altro “scherzo della natura”: il colossale Eric “Butterbean” Esch.<br />
MINOWAMAN sfodera ancora una volta un dropkick talmente ben eseguito quanto inutile, ma riesce in breve tempo a portare a terra il colossale pugile americano e a sottometterlo con un armbar al primo round.<br />
Nell’episod… ehm match successivo il “vendicatore dal pizzetto che conquista” se la vede con l’ex pro wrestler della WWE, Mike Plotcheck, conosciuto sui ring statunitensi come “Bart Gunn”.<br />
Il match è molto confuso e tirato per le lunghe tanto che i due arrivano alla fine dei 2 round completamente spompati. Sarà però il “nostro” ad avere la meglio per decisione unanime.</p>
<p><a href="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/zulu.jpg" target="_blank"><img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/zulu.jpg" alt="" width="143" height="200" /></a>Con lo smantellamento del PRIDE, il nostro fighter passa al K-1 che gli riserva subito un avversario di un certo peso.<br />
Il 31 dicembre 2007 Minowa è coinvolto nella sua più “grande” sfida fino ad allora affrontata.<br />
Deve affrontare un altro “mostro dell’amazzonia”, il colossale Zuluzinho, che, manco fosse un episodio dell’uomo tigre, è pure allenato dal padre, Zulu, leggenda della luta livre e del vale tudo.<br />
Tra i due fighters c’è una differenza di peso di circa 200 libbre e volenti o nolenti durante il match si farà sentire, nonostante Minowa ce la metta tutta per avere la meglio del “mostro” che ha di fronte, riuscendo anche a mettere a segno una proiezione da judoka che manda in visibilio l’arena.<br />
Purtroppo per lui dovrà arrendersi verso la fine del match quando gli uomini del suo angolo gettano la spugna dato che il loro fighter è esausto oltre ogni modo.</p>
<p>Nei mesi successivi MINOWAMAN si divide tra i ring della DREAM (la nuova divisione MMA del K-1) e della DEEP, dove colleziona alcune vittorie, ma anche sconfitte.<br />
Arriviamo al 2009 che può essere considerato pienamente come il miglior anno per il fighter nipponico, soprattutto dal punto di vista del “giant killer”.<br />
La DREAM decide di organizzare il Super Hulk Grand Prix, un torneo openweight che vede tra i suoi partecipanti alcuni fighters molto validi, uno su tutti Gegard Mousasi, ma anche atleti ormai considerati “fenomeni da baraccone” come Hong Man Choi e Bob Sapp.<br />
Al primo round MINOWAMAN affronta proprio quest’ultimo che, confermando di essere oramai indegno di essere chiamato fighter, perde in poco più di un minuto per sottomissione.<br />
<a href="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/hong-man-choi-minowa.jpg" target="_blank"><img style="float: left; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/05/hong-man-choi-minowa.jpg" alt="" width="133" height="200" /></a>Al secondo round l’avversario è il colossale “Techno Goliath” Hong Man Choi, che è un avversario di tutt’altra caratura rispetto all’ex giocatore di football americano.<br />
Il match è caratterizzato da lunghe fasi di studio e alcuni scambi di colpi, che testimoniano la pericolosità dei colpi del koreano, ma al secondo round Minowa riesce a portarlo a terra e a sottometterlo, mandando in visibilio gli spettatori.<br />
Arriviamo così alla finale in cui avrebbe dovuto affrontare l’armeno Gegard Mousasi, in un match con i pronostici praticamente a senso unico.<br />
Mousasi però deve rinunciare alla sfida dato che deve combattere negli U.S.A. in un evento Strikeforce, così in finale al suo posto va il camerunese Sokoudjou.<br />
Il 31 dicembre 2009 è il trionfo di MINOWAMAN, il quale dopo 3 round abbastanza noiosi fatti di pochi scambi di colpi e molte fasi di stanca riesce a mettere al tappeto con una furiosa scarica di pugni il fighter africano conquistando la vittoria del torneo!<br />
L’ultimo match del “choujin” in carne ed ossa risale al 22 marzo scorso, quando in occasione del DREAM. 13 ha battuto nel secondo round per sottomissione il colosso americano Kimmy Ambriz.</p>
<p>Il personaggio di cui abbiamo “narrato le gesta” fino ad adesso o lo si ama o lo si odia, dato che è talmente sopra le righe che è facile per i “puristi” delle MMA o chi è poco avvezzo al &#8220;particolare” mondo del kakutogi nipponico, considerarlo un pagliaccio.<br />
Tuttavia è innegabile che ad ogni suo incontro Minowa riesce a farci entrare in un mondo fatto di “mostri” ed “eroi” che ci fa capire quanto in questo sport ci sia anche un qualcosa che va oltre alla tecnica sopraffina e alle supersfide tra atleti blasonati e che ci fa per alcuni istanti tornare tutti un po’ bambini.</p>


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		<title>Una cintura per due</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 18:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Colnago</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1966" title="Pride: Nogueira &amp; Emelianenko" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/03/pride-nogueira-emelianenko.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>“Una poltrona per due” è il titolo del divertente film che se non viene trasmesso la vigilia di Natale rischia di scatenare una rivoluzione, ma nel nostro caso è meglio parlare di “una cintura per due”.<br />
Antonio Rodrigo “Minotauro” Nogueira dopo aver battuto Mark Coleman, tutti i top fighters della sua categoria e conquistato il titolo dei pesi massimi PRIDE nel 2001, sembrava non avere più rivali tanto che in molti ipotizzavano che il suo regno sarebbe durato fino al ritiro.<br />
Ma nel 2002 debuttò al PRIDE un fighter russo che fino ad allora si era fatto notare “solo” per aver vinto il titolo nazionale di combat sambo e l’ultimo torneo organizzato da un’ormai morente RINGS.<br />
Fedor Emelianenko affrontò nel suo primo match il colosso olandese Semmy Schilt e subito si mise in mostra vincendo per decisione unanime con una prestazione di assoluto dominio.<br />
Questa vittoria lo fece subito salire nei rankings della federazione e il suo match successivo contro Heath Herring avrebbe sancito lo sfidante al titolo di Big Nog.<br />
Emelianenko arrivava da sfavorito al match contro il più quotato (sulla carta) americano, ma di nuovo stupì tutti vincendo per TKO alla prima ripresa a suon di G’n’P.<br />
In occasione del PRIDE 25 (16/3/2003) si arriva dunque alla prima sfida tra i due. “Minotauro” è il favorito sia del pubblico che di molti esperti del settore. La sua grande abilità nella lotta a terra, la sua resistenza e le grandi vittorie (ad esempio quella con Bob Sapp del 2002) lo investivano di un’aura di imbattibilità che difficilmente avrebbe potuto essere scalfita.<br />
In tre round Emelianenko demolì tutte le certezze del pubblico, ma soprattutto di Nogueira, dato che per l’intero match il brasiliano non riuscì a far valere i propri punti di forza, come ad esempio la guardia a terra, i quali vennero annullati dal russo con una facilità irrisoria.<img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" title="Fedor Emelianenko vs Antonio Rodrigo Nogueira" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/03/emelianenko-vs-nogueira-1.jpg" alt="" width="200" height="133" /><br />
Morale della favola, dopo 20 minuti di G’n’P Emelianenko conquista la cintura di campione dei pesi massimi per decisione unanime e comincia così la sua leggenda.<br />
Le strade dei due fighters non si incrociarono per diverso tempo, ma entrambi continuarono a lottare assiduamente.<br />
Emelianenko affrontò (e sconfisse) Kazuyuki Fujita (l’unico fighter che sia mai andato vicino a mettere KO il russo), Gary Goodridge e il pro wrestler Yuji Nagata.<br />
Dal canto suo Nogueira sconfisse, con una decisione unanime che ancora oggi grida vendetta, l’ex campione dei massimi dell’UFC Ricco Rodriguez.<br />
Nel novembre del 2003 essendo il campione russo infortunato alla mano (a causa dei pugni rifilati sulla testa del povero “Big Daddy”), la dirigenza del PRIDE decide di coronare un campione ad interim che lo avrebbe poi affrontato in un match di unificazione.<br />
A sfidarsi per tale cintura “provvisoria” sono il kickboxer croato Mirko Filipovic e “Minotauro” Nogueira.<br />
Il match ha luogo durante la finale del torneo dei pesi medi (93 kg) ed a spuntarla è il brasiliano grazie ad un armbar al secondo round dopo aver subito per i primi 10 minuti l’offensiva in piedi di Crocop.<br />
Arriviamo così al 2004, anno in cui viene organizzato dal PRIDE un torneo per i pesi massimi che vedrà affrontarsi i migliori fighters della categoria, tra cui Nog e Fedor.<br />
Entrambi i lottatori, neanche a farlo apposta, arrivano in finale dopo prestazioni eccezionali.<br />
Il russo è sopravvissuto come se nulla fosse al suplex rifilatogli da Kevin Randleman, il più devastante mai visto su un ring di MMA, mentre Nog ha sottomesso Yokoi ed Herring per mezzo dell&#8217;anaconda choke (una arm triangle rovesciata) e sconfitto l’allora astro nascente delle MMA russe Sergei Kharitonov a suon di pugni (specialità in cui l’avversario eccelleva).<br />
<img style="float: left; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="Fedor Emelianenko vs Antonio Rodrigo Nogueira 2" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/03/emelianenko-vs-nogueira-2.jpg" alt="" width="200" height="133" />Il 15 agosto 2004 si ritrovano quindi sul ring per la seconda volta e questa volta in palio ci sono ben due cinture, quella di campione dei massimi e di campione del GP.<br />
Il match durante le prime fasi mostra un Nog molto più accorto rispetto ad un anno prima, ma purtroppo a causa di un fortuito scontro tra le teste dei due fighters, il russo si ritrova con un profondo taglio sulla fronte e così l’incontro finisce in No Contest.<br />
La sfida tra i due viene rinviata al 31 dicembre, la notte tradizionalmente più importante per le MMA nipponiche.<br />
Questa volta Emelianenko decide di puntare sulla lotta in piedi e per tutto il primo round, a suon di pugni e ribaltamenti, riesce a dominare il brasiliano, il quale si riprende solo negli ultimi 30 secondi del round mettendo il russo con la schiena a terra.<br />
Nei due round successivi la musica non cambia ed è Emelianenko a continuare a “condurre il gioco” grazie alla sua incredibile takedown defense e al suo pugilato che gli consentono di controllare Minotauro.<br />
Alla fine sarà quindi Fedor a trionfare ancora una volta con una decisione<img style="float: right; margin-left: 5px; margin-top: 5px;" title="Fedor Emelianenko vs Antonio Rodrigo Nogueira 3" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2010/03/emelianenko-vs-nogueira-3.jpg" alt="" width="200" height="133" /> unanime che gli consentirà di essere dichiarato campione indiscusso dei pesi massimi e vincitore del GP di categoria.<br />
Dopo questo incontro le strade dei due non si sono più incrociate, “Big Nog” è sbarcato in UFC dove è riuscito a conquistare (e poi perdere) la cintura dei pesi massimi, mentre Fedor dopo l’esperienza Affliction e la conquista del titolo WAMMA si è accasato alla Strikeforce dove, dopo un debutto “col botto” contro Brett Rogers, è in attesa di poter affrontare il campione di categoria Alistair Overeem. Alcuni rumors degli ultimi giorni però affermano che il russo stia valutando anche un eventuale match che lo vedrebbe opposto a Josh Barnett.</p>


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		<title>&#8220;Rampage&#8221; vs. Silva: la trilogia</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 15:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Colnago</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-886" title="Silva &amp; Jackson" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2009/12/silva_rampage.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>La vendetta è un piatto che va servito freddo, e Quinton “Rampage” Jackson lo sa bene, dato che gli ci sono voluti ben 4 anni per prendersi la rivincita contro quella che è stata la sua nemesi, quasi un incubo, durante gli anni di militanza al PRIDE: Wanderlei Silva.<br />
Le ginocchiate dal clinch che il brasiliano ha rifilato a “Rampage” nei loro match sul ring giapponese sono una delle immagini più significative della storia delle MMA.<br />
La rivalità tra i due comincia ben prima che si affrontino sul ring&#8230;</p>
<p>Jackson dopo aver affrontato Sakuraba, nonostante la sconfitta si sente lo stesso degno di poter sfidare il campione della categoria e comincia ad insultare lui e il suo camp (all’epoca era la Chute Boxe) ogni volta che viene intervistato da siti web.<br />
Questa cosa fa infuriare Silva e i due vengono a contatto (molto diretto) dopo il match al PRIDE 25 (16/3/2003) fra Jackson e Randleman.<br />
Rampage dopo la vittoria prende in mano il microfono dell’announcer e sfida<img style="float: right; margin-left: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2009/12/rampage_silva_rissa.jpg" alt="" width="200" height="191" />apertamente il brasiliano che sedeva a bordo ring, il quale per tutta risposta sale sul quadrato e da una spinta all’americano.<br />
Quello che segue è un principio di rissa che viene sedato immediatamente da decine di rappresentanti del PRIDE che intervengono a dividere le parti e a riportare al calma.<br />
Il primo incontro tra i due risale ormai al “lontano” 2003, in un’occasione che definire importante è riduttivo, si trattava infatti della finale del PRIDE GP 2003 (9/11/2003) dedicata alla categoria dei massimi leggeri.<br />
Jackson arrivava dalla vittoria in semifinale contro Chuck Liddell (unico esempio di un rappresentante UFC in un torneo del PRIDE), mentre Silva aveva battuto Hidehiko Yoshida.<br />
Il match parte subito a mille con l’americano che chiude subito la distanza e va per un double leg takedown, Silva risponde chiudendo in una ghigliottina la testa di Jackson, impedendogli così di portare il match a terra.<br />
I due rimangono in questa situazione di stallo fino a che Rampage non lascia cadere Silva, riuscendo così a portare il brasiliano a terra.<br />
Una volta al tappeto Jackson riesce a guadagnare la side mount e a tempestare di colpi l’avversario.<br />
Il brasiliano però resiste stoicamente e Rampage continua a lavorare con dei pugni al corpo, ma nulla più.<br />
Per questo motivo l’arbitro Shimada decide di dare il restart in piedi per inattività (decisione che verrà criticata da molti esperti del settore nei mesi successivi) e così comincia il calvario di Jackson.<br />
<img style="float: left; margin-right: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2009/12/silva_rampage_ko.jpg" alt="" width="200" height="135" />Una volta in piedi il brasiliano riesce a chiuderlo nel suo proverbiale clinch e a rifilargli qualcosa come 20 ginocchiate alla testa consecutive e, una volta finito a terra, alcuni soccer kick che obbligano l’arbitro a fermare il match.<br />
Silva si aggiudica così l’incontro e il torneo per TKO dopo 6:28 del primo round.<br />
Il rematch avviene circa un anno dopo in occasione del PRIDE 28 (31/10/2004) e questa volta in palio ci sarà il titolo di categoria, dato che Jackson avendo battuto Arona con una “powerbomb” è ritornato prepotentemente alla ribalta.<br />
Durante la prima fase del match entrambi i fighters si scambiano violenti colpi dalla distanza e anche dal clinch fino a quando Jackson non riesce a portare a terra la contesa.</p>
<p>Qui inizia una fase di G’n’P, mentre il brasiliano cerca di sottometterlo (senza riuscirci), i ritmi però rallentano e l’arbitro chiama il restart in piedi.<br />
Silva riparte subito a mille, ma Rampage con un splendido diretto destro manda al tappeto l’avversario e si getta subito nella sua guardia colpendolo fino alla fine del round.<br />
Il secondo round comincia subito a ritmi altissimi con i due fighters che si scambiano furiosi colpi fino a che Silva tenta una takedown, ma l’americano è abile nel ribaltare il tentativo e a portarsi nella sua guardia.<br />
I due però rimangono poco a terra e ricominciano subito un furioso scambio di colpi, durante il quale Silva va a segno con un gancio destro che stordisce Jackson e gli permette di chiuderlo nel clinch.<br />
Il brasiliano inizia così a colpire con delle ginocchiate la testa dell’avversario, fino ad arrivare all’ultimo e decisivo colpo che manda letteralmente Jackson a penzoloni sulle corde, totalmente privo di sensi.<br />
Match concluso dunque per KO dopo 3:26 del secondo round.</p>
<p>Dopo questo incontro Rampage entrerà in un periodo di involuzione che lo vedrà vincere di misura conto Murilo Rua ed essere sconfitto malamente dal fratello Mauricio.<br />
Per il terzo match tra i due acerrimi rivali dobbiamo attendere ben 4 anni e un balzo sull’Oceano Pacifico.<br />
Dopo il collasso del PRIDE anche Wanderlei Silva si “accasa” all’UFC nell’agosto del 2007, ma bisogna attendere ancora per vedere compiersi la “trilogia”.<br />
“The Axe Murderer” affronterà prima Chuck Liddell in un incontro epico perso per decisione (UFC 79) e poi batterà per KO in soli 36 secondi Keith Jardine (UFC 84).<br />
Rampage dal canto suo non rimase certo con le mani in mano e dal dicembre del 2006 aveva già conquistato (battendo Liddell all’UFC 71), difeso (contro Henderson all’UFC 75) e poi perso in maniera discutibile (contro Griffin all’UFC 86) il titolo dei massimi leggeri della promotion statunitense.<br />
Finalmente arrivò l’annuncio di un terzo match tra i due per l’UFC 92 del 27 dicembre 2008. In palio la possibilità di affrontare il campione della categoria per il titolo.<br />
Il percorso di avvicinamento al match fu molto travagliato perché oltre alle solite scaramucce e frecciate tra i due, vi fu anche l’arresto di Rampage per guida pericolosa, evento che rappresentò il culmine di un periodo di depressione del campione di colore.<br />
Jackson però fu in grado di rialzarsi. Grazie anche al suo nuovo team, l’inglese “Wolfslair“.<br />
Anche durante la procedura del peso dei fighters vi furono scintille tra i due e gli addetti alla sicurezza furono costretti a separarli.<br />
Finalmente arriva dunque il tanto atteso match. Incontro nel quale fin da subito si capisce che le cose potrebbero prendere una piega differente rispetto alle precedenti sfide. Questa volta è Jackson a guadagnare il centro dell’ottagono, volendo imporre il proprio stile, con Silva che gli gira intorno.<br />
I due fighters sono molto guardinghi e si studiano reciprocamente. Il brasiliano colpisce con dei low kicks, mentre l’avversario risponde con il jab.<br />
Al minuto 3:21 Silva manca il bersaglio con un destro e Jackson è abile nel<img style="float: right; margin-left: 5px;" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2009/12/rampage_ko_silva.jpg" alt="" width="200" height="133" /> contrattaccare con uno splendido gancio sinistro al mento manda al tappeto il suo avversario finendolo poi con tre pugni alla testa (due dei quali dopo lo stop arbitrale).<br />
Fortunatamente, nonostante i colpi “in ritardo” di Rampage, Silva si rialza subito dopo e abbandona l’ottagono sulle sue gambe.<br />
Si conclude così, almeno per il momento, una delle rivalità più accese e longeve della storia delle MMA, fatta di grandi match e scontri verbali accesissimi che hanno entusiasmato i fan delle due sponde del Pacifico e del resto del mondo.<br />
Nessuno sa se il match del 27 dicembre 2008 sia stato l’ultimo e definitivo scontro tra i due.<br />
Anche se i rapporti si sono distesi, in occasione dell’UFC 95 si sono anche stretti la mano, la loro sfida rimane pur sempre sul 2 a 1 e Silva ha sempre affermato di voler affrontare Rampage nel suo ultimo match della carriera. Staremo a vedere…</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-890  aligncenter" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2009/12/rampage_jackson.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>


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		<title>La rivalità tra Wanderlei Silva e Kazushi Sakuraba</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Colnago</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le MMA nella loro seppur breve vita sono costellate da moltissime rivalità che hanno costruito il mito di questo moderno sport da combattimento, chi non si ricorda quella tra Tito Ortiz e Ken Shamrock che nel 2002 ha segnato il primo boom dell’UFC “moderna”? Oppure quella tra Fedor Emelianenko e Minotauro Nogueira che è stata [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1331" title="Wanderlei Silva vs Kazushi Sakuraba" src="http://www.mmamania.it/wp-content/uploads/2009/11/silva-vs-sakuraba.jpg" alt="" width="500" height="300" /></p>
<p>Le MMA nella loro seppur breve vita sono costellate da moltissime rivalità che hanno costruito il mito di questo moderno sport da combattimento, chi non si ricorda quella tra Tito Ortiz e Ken Shamrock che nel 2002 ha segnato il primo boom dell’UFC “moderna”? Oppure quella tra Fedor Emelianenko e Minotauro Nogueira che è stata il “piatto forte” della categoria heavyweight del PRIDE?</p>
<p>Parlando proprio di PRIDE, ai primordi della promotion nipponica troviamo la sfida (impari) tra Nobuhiko Takada, l’allora massimo esponente dello shoot-wrestling, e Rickson Gracie, alfiere, insieme al fratello Royce, della famiglia per antonomasia del Brazilian Jiu Jitsu.<br />
La “battaglia” tra questi due mostri sacri si è svolta in due atti, il primo match è stato durante il main event della prima card del PRIDE, l’11 ottobre 1997 in un Tokyo Dome gremito, mentre il secondo, esattamente un anno dopo, in occasione del PRIDE 4.<br />
In entrambi gli incontri lo shootfighter giapponese potè fare ben poco contro il talento brasiliano che lo sconfisse sempre per arm-bar durante la prima ripresa (4:47 minuti il primo match, 9:30 il secondo).<br />
Lo strapotere dei brasiliani e della famiglia Gracie in particolare pareva impossibile da abbattere per i fighter nipponici arrivati dallo shoot-wrestling della UWFi, ma a riscattare l’onore del Sol Levante ci pensò uno dei più giovani membri del Takada Dojo, Kazushi Sakuraba.<br />
L’ “IQ wrestler” a partire dal successo nell’UFC Japan del dicembre 1997 inanellò una serie di vittorie (e un solo pareggio) contro diversi fighters brasiliani (tra cui un giovane Vitor Belfort), ma soprattutto battè in sequenza, Royler Gracie (con una Kimura al secondo round durante il PRIDE 8), Royce Gracie (per abbandono dopo 90 minuti di incontro durante la fase finale del PRIDE GP 2000), Renzo Gracie (con una Kimura al secondo round durante il PRIDE 10) e infine Ryan Gracie (per decisione unanime al PRIDE 12).<br />
Questa sequela di vittorie gli fecero guadagnare l’appellativo di “Gracie Hunter” confermandosi come uno dei migliori fighters al mondo.<br />
Sembrava che il regno di Sakuraba sul ring del PRIDE fosse destinato a durare ancora a lungo, ma purtroppo per lui sulla sua strada arrivò un fighter brasiliano che non faceva del BJJ e del grappling la sua arma più forte, bensì usava le tecniche della Muay Thai: si trattava di Wanderlei Silva.<br />
Silva prima di affrontare Sakuraba si era costruito un record invidiabile sul ring del PRIDE battendo fighters del calibro di Guy Mezger, Dan Henderson e il compagno di team di Kazushi, Daijiro Matsui. Il brasiliano combattè anche in UFC fallendo l’assalto al titolo dei massimi leggeri detenuto all’epoca da Tito Ortiz.<br />
Durante il PRIDE 13, svoltosi il 25 marzo 2001 alla Saitama Super Arena, si affrontarono quindi due delle stelle della promotion nipponica per decretare chi fosse il vero dominatore, il “Gracie Hunter” o “The Axe Murderer”.<br />
L’incontro fu molto rapido, dopo un iniziale frenetico scambio di colpi Sakuraba riuscì a far vacillare il brasiliano, il quale però si riprese subito e facendo valere la sua abilità nelle ginocchiate dal clinch fece andare al tappeto il giapponese per poi finirlo a suon di soccer kicks e ginocchiate a terra (colpi appena introdotti nel regolamento del PRIDE).<br />
Questa batosta costituì la seconda sconfitta nelle MMA per Sakuraba, la prima nella categoria delle 205 libbre.<br />
Inoltre la sconfitta “shockò” il pubblico giapponese che vedeva in lui il grande favorito visti i precedenti contro i fighter carioca. Il fighter nipponico dal canto suo riconobbe il valore dell’avversario consegnandogli la sua cintura personalizzata “SAKU” (al tempo nel PRIDE non vi erano ancora le cinture di categoria) e Silva disse subito che gli avrebbe dato la rivincita in qualsiasi momento.<br />
Per il secondo match si dovette attendere solo 8 mesi, durante i quali Sakuraba sconfisse Quinton Jackson in un match altamente spettacolare (al PRIDE 15) “ritornando in pista”, mentre Silva “massacrò” Shungo Oyama al PRIDE 14.<br />
Arriviamo quindi al PRIDE 17 del novembre 2001, evento durante il quale vengono assegnate per la prima volta le cinture dei pesi massimi, con la sfida tra Heath Herring e “Minotauro” Nogueira e quella dei pesi medi (massimi leggeri) che sarà appunto assegnata al vincitore della seconda sfida tra i due rivali.<br />
Come è accaduto nel match contro Jackson, , Sakuraba fu in grado di portare la lotta a terra nelle prime fasi del match e da lì provare a passare la guardia di Silva.<br />
Dopo alcuni minuti di lotta, durante i quali il giapponese cercò uno spiraglio per poter chiudere l’avversario in una presa, Sakuraba riuscì a chiudere Silva in una ghigliottina, ma il brasiliano lo sollevò e poi lo sbattè a terra con una slam causandogli la frattura della clavicola.<br />
Gli uomini all’angolo del fighter nipponico accortisi dell’accaduto si affrettarono a lanciare la spugna dopo la fine del primo round per evitare che il loro atleta si facesse ancora più male.<br />
Silva venne così incoronato primo campione dei pesi medi del PRIDE di fronte ad un Sakuraba fasciato ed in lacrime che però ringraziò calorosamente sia il pubblico sia l’avversario.<br />
Sakuraba abbandonò per qualche tempo il ring, per dare tempo alla sua spalla di guarire e fece il suo ritorno 9 mesi dopo (nell’agosto 2002) in occasione della supercard organizzata da PRIDE e K-1 allo stadio nazionale di Tokyo contro il kickboxer croato Mirko “CroCop” Filipovic.<br />
Durante il match con il croato Sakuraba si difese egregiamente e riuscì anche a portare a terra l’avversario, ma a causa di una frattura all’orbita oculare fu costretto ad abbandonare il match.<br />
Dopo questo ennesimo infortunio la dirigenza del PRIDE acconsentì a farlo combattere contro fighter del suo stesso peso facendogli affrontare il campione di Jiu Jitsu francese Gilles Arsene (battuto da Sakuraba con un arm bar nel terzo round durante il PRIDE 23) e poi il pupillo di Rickson Gracie, Antonio Schembri (con il quale perse al PRIDE 25 per una ginocchiata dopo aver dominato tutto il primo round).<br />
Nonostante questi alti e bassi Kazushi potè partecipare al secondo Grand Prix organizzato dal PRIDE, il PRIDE GP 2003, dedicato alla categoria dei pesi medi (205 lb) e subito al primo turno (il 10 agosto 2003) si trovò ad affrontare di nuovo il rivale di due anni prima: Wanderlei Silva.<br />
Il match fu molto combattuto, ma dopo cinque minuti di fasi alterne, con Sakuraba in lieve vantaggio, Silva chiuse l’incontro per KO grazie ad una combinazione sinistro-destro, ponendo così fine alla leggendaria serie di scontri che per molto tempo hanno infiammato il pubblico giapponese e i vari fan delle MMA sparsi in tutto il mondo.</p>


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